{"id":202,"date":"2024-11-14T16:33:59","date_gmt":"2024-11-14T16:33:59","guid":{"rendered":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/?page_id=202"},"modified":"2024-11-18T12:13:02","modified_gmt":"2024-11-18T12:13:02","slug":"la-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/?page_id=202","title":{"rendered":"La Storia"},"content":{"rendered":"\n<!DOCTYPE html>\n<html>\n<head>\n<meta name=\"viewport\" content=\"width=device-width, initial-scale=1\">\n<style>\n* {box-sizing: border-box}\nbody {font-family: Verdana, sans-serif; margin:0}\n.mySlides {display: none}\nimg {vertical-align: middle;}\n\n\/* Slideshow container *\/\n.slideshow-container {\n  max-width: 730%;\n  position: relative;\n  margin: auto;\n}\n\n\/* Next & previous buttons *\/\n.prev, .next {\n  cursor: pointer;\n  position: absolute;\n  top: 50%;\n  width: auto;\n  padding: 16px;\n  margin-top: -22px;\n  color: white;\n  font-weight: bold;\n  font-size: 18px;\n  transition: 0.6s ease;\n  border-radius: 0 3px 3px 0;\n  user-select: none;\n}\n\n\/* Position the \"next button\" to the right *\/\n.next {\n  right: 0;\n  border-radius: 3px 0 0 3px;\n}\n\n\/* On hover, add a black background color with a little bit see-through *\/\n.prev:hover, .next:hover {\n  background-color: rgba(0,0,0,0.8);\n}\n\n\/* Caption text *\/\n.text {\n  color: #f2f2f2;\n  font-size: 15px;\n  padding: 8px 12px;\n  position: absolute;\n  bottom: 8px;\n  width: 100%;\n  text-align: center;\n  background-color: black;\n  opacity: 0.7;\n}\n\n\/* Number text (1\/3 etc) *\/\n.numbertext {\n  color: #f2f2f2;\n  font-size: 12px;\n  padding: 8px 12px;\n  position: absolute;\n  top: 0;\n}\n\n\/* The dots\/bullets\/indicators *\/\n.dot {\n  cursor: pointer;\n  height: 15px;\n  width: 15px;\n  margin: 0 2px;\n  background-color: #bbb;\n  border-radius: 50%;\n  display: inline-block;\n  transition: background-color 0.6s ease;\n}\n\n.active, .dot:hover {\n  background-color: #717171;\n}\n\n\/* Fading animation *\/\n.fade {\n  animation-name: fade;\n  animation-duration: 1.5s;\n}\n\n@keyframes fade {\n  from {opacity: .4} \n  to {opacity: 1}\n}\n\n\/* On smaller screens, decrease text size *\/\n@media only screen and (max-width: 300px) {\n  .prev, .next,.text {font-size: 11px}\n}\n<\/style>\n<\/head>\n<body>\n\n<div class=\"slideshow-container\">\n\n<div class=\"mySlides fade\">\n  <div class=\"numbertext\">1 \/ 6<\/div>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/istitutoamaretti.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/1352614239.jpg\" style=\"width:100%\">\n  <div class=\"text\">Istituto (1920)<\/div>\n<\/div>\n\n<div class=\"mySlides fade\">\n  <div class=\"numbertext\">2 \/ 6<\/div>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/istitutoamaretti.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/1352614239-5.jpg\" style=\"width:100%\">\n  <div class=\"text\">Cortile interno (1920)<\/div>\n<\/div>\n\n<div class=\"mySlides fade\">\n  <div class=\"numbertext\">3 \/ 6<\/div>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/istitutoamaretti.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/1352614239-4.jpg\" style=\"width:100%\">\n  <div class=\"text\">Aula (1920)<\/div>\n<\/div>\n\n<div class=\"mySlides fade\">\n  <div class=\"numbertext\">4 \/ 6<\/div>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/istitutoamaretti.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/1352614239-3.jpg\" style=\"width:100%\">\n  <div class=\"text\">Foto di classe (1920)<\/div>\n<\/div>\n\n<div class=\"mySlides fade\">\n  <div class=\"numbertext\">5 \/ 6<\/div>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/istitutoamaretti.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/1352614239-2.jpg\" style=\"width:100%\">\n  <div class=\"text\">Foto di gruppo (1920)<\/div>\n<\/div>\n\n<div class=\"mySlides fade\">\n  <div class=\"numbertext\">6 \/ 6<\/div>\n  <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/istitutoamaretti.it\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/1352614239-1.jpg\" style=\"width:100%\">\n  <div class=\"text\">Salone in un&#8217;ora di lavoro (1920)<\/div>\n<\/div>\n<a class=\"prev\" onclick=\"plusSlides(-1)\">\u276e<\/a>\n<a class=\"next\" onclick=\"plusSlides(1)\">\u276f<\/a>\n\n<\/div>\n<br>\n\n<div style=\"text-align:center\">\n  <span class=\"dot\" onclick=\"currentSlide(1)\"><\/span> \n  <span class=\"dot\" onclick=\"currentSlide(2)\"><\/span> \n  <span class=\"dot\" onclick=\"currentSlide(3)\"><\/span> \n  <span class=\"dot\" onclick=\"currentSlide(4)\"><\/span> \n  <span class=\"dot\" onclick=\"currentSlide(5)\"><\/span> \n  <span class=\"dot\" onclick=\"currentSlide(6)\"><\/span>  \n<\/div>\n\n<script>\nlet slideIndex = 1;\nshowSlides(slideIndex);\n\nfunction plusSlides(n) {\n  showSlides(slideIndex += n);\n}\n\nfunction currentSlide(n) {\n  showSlides(slideIndex = n);\n}\n\nfunction showSlides(n) {\n  let i;\n  let slides = document.getElementsByClassName(\"mySlides\");\n  let dots = document.getElementsByClassName(\"dot\");\n  if (n > slides.length) {slideIndex = 1}    \n  if (n < 1) {slideIndex = slides.length}\n  for (i = 0; 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Uno dei pi\u00f9 grandi cambiamenti che si verificarono all\u2019epoca fu proprio in campo scolastico-educativo. In Piemonte comunque la scuola era e rimase a lungo affidata praticamente agli ordini religiosi.&nbsp;<br>Lo Stato Sabaudo aveva gi\u00e0 laicizzato la scuola fin dal 1729 e nel 1822, dopo la parentesi napoleonica, cerc\u00f2 di dare un assetto organico all\u2019istruzione pubblica. Il processo culmin\u00f2 nella legge Boncompagni del 1848 che affid\u00f2 allo Stato la gestione delle scuole, rafforz\u00f2 il controllo sui programmi di insegnamento e sui docenti, impose a tutti i Comuni l\u2019obbligo (ma lasci\u00f2 loro pure l\u2019onere) di istituire scuole elementari femminili e maschili. Cos\u00ec a favorire l\u2019egemonia del clero nella scuola piemontese contribuirono soprattutto la scarsa sensibilit\u00e0 e le oggettive difficolt\u00e0 dei Comuni e delle Province a finanziare lo sviluppo dell\u2019istruzione.&nbsp;<br>L\u2019iniziativa di aprire nuove scuole, in particolare quelle popolari, partiva ed era sostenuta nella maggioranza dei casi dal clero e non dagli Amministratori locali o dal Governo. I confini tra analfabetismo e pauperismo, tra istruzione popolare e beneficenza, risultavano cos\u00ec di difficile determinazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Diverso nella forma ma non nella sostanza fu il comportamento del sovrano Carlo Alberto che, pur non abdicando i suoi diritti nei confronti della Chiesa, ritenne opportuno mettere in atto una sorta di collaborazione fra istituzioni religiose, iniziative private e Autorit\u00e0 statale nel settore della beneficenza e dell\u2019istruzione popolare.&nbsp;<br>In una circolare del 1833 del ministro degli Interni, Tonduti De l\u2019Escarene, che affrontava il problema della povert\u00e0 negli Stati Sabaudi e le relative iniziative di prevenzione ed assistenza, si sottolineava il desiderio del Sovrano di vedere realizzata una perseverante cooperazione tra l\u2019Amministrazione delle opere pie e lo Stato per prevenire le cause della povert\u00e0 e della criminalit\u00e0. Tra le principali venivano indicate la nessuna o pessima educazione dei figli dei poveri e la quasi assoluta ignoranza in materia religiosa. Il Sovrano riteneva quindi indispensabile fare affidamento per l\u2019istruzione popolare sulle istituzioni religiose per motivi di ordine morale, organizzativo e non ultimo finanziario. Infatti le istituzioni religiose avevano stabilit\u00e0 e regolarit\u00e0 di principi e motivazioni ideali che difficilmente, secondo il Governo, potevano trovarsi nel personale laico. In appendice la circolare portava alcune notizie sulle Congregazioni religiose che meglio rispondevano ai requisiti richiesti e tra queste compaiono le Suore della Divina Provvidenza (Rosminiane).&nbsp;<br>A partire dagli anni \u201940, ci fu una svolta e il Governo piemontese diede avvio ad un graduale processo di ristrutturazione del sistema scolastico anche perch\u00e9 l\u2019iniziativa del clero divenne insufficiente.&nbsp;<br>Nel 1846 fu emanato il Regolamento sull\u2019istruzione femminile che prescriveva piani di studio obbligatori per le scuole tenute da religiosi e l\u2019obbligo di un esame di abilitazione per tutte le maestre comprese le suore; il nuovo indirizzo non intendeva escludere la Chiesa da ogni responsabilit\u00e0 nella pubblica istruzione, ma voleva garantire l\u2019idoneit\u00e0 didattica e culturale delle insegnanti.&nbsp;<br>A partire dal 1848 si manifest\u00f2 nel Governo piemontese un deciso indirizzo anticlericale i cui momenti pi\u00f9 significativi furono: - il controllo statale sull\u2019insegnamento e la progressiva laicizzazione delle scuole pubbliche con la legge Boncompagni del 4 ottobre 1848; - l\u2019abolizione nel 1850 con le leggi Siccardi del foro e delle immunit\u00e0 ecclesiastiche e l\u2019obbligo per i corpi morali di ottenere 1\u2019autorizzazione governativa per gli acquisti e per l\u2019accettazione di donazioni o eredit\u00e0; - la soppressione delle corporazioni religiose, eccettuate quelle destinate all\u2019assistenza, alla predicazione e alla educazione, (legge Rattazzi del 1855).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo stesso primo ministro Camillo Benso conte di Cavour sottoline\u00f2 per\u00f2, durante il dibattito in Parlamento, l\u2019importanza e l\u2019insostituibilit\u00e0 delle organizzazioni religiose per l\u2019assistenza e l\u2019educazione a vantaggio della collettivit\u00e0 e dei pi\u00f9 umili.&nbsp;<br>La legislazione scolastica del decennio 1848-59 sanc\u00ec il definitivo controllo dello Stato nel settore della pubblica istruzione, tanto che pi\u00f9 volte i Vescovi delle diocesi piemontesi dovettero chiedere di rispettare i loro diritti di controllo sull\u2019insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche e l\u2019indipendenza dei Seminari.&nbsp;<br>Il progetto educativo della Chiesa, comunque, trov\u00f2 attuazione in quegli spazi che il modello scolastico e sociale liberale aveva trascurato e non era in grado di affrontare con incisivit\u00e0. In particolare i Vescovi gi\u00e0 da tempo sostenevano la necessit\u00e0 dell\u2019istruzione elementare nelle campagne e dell\u2019istruzione femminile; l\u2019educazione era vista come momento di promozione umana, sociale e religiosa.&nbsp;<br>L\u2019impegno educativo degli istituti religiosi fu notevole, anzi fino agli anni Cinquanta la maggior parte degli insegnanti era formata da religiosi. Particolarmente significativa fu la presenza di istituti religiosi femminili, dovuti anche alla maggiore sensibilit\u00e0 dell\u2019epoca verso i bisogni educativi dell\u2019infanzia e delle donne.&nbsp;<br>I Governi piemontesi e la stessa Casa regnante manifestarono maggior favore alle comunit\u00e0 femminili che, numerose, iniziarono la propria attivit\u00e0 negli anni Venti e Trenta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il 1848 lo Stato ritenne suo diritto stabilire quali istituti religiosi fossero utili alla societ\u00e0 e come regolarli; gli istituti svolsero un importante ruolo nello sviluppo della scolarizzazione e della cultura, ma con motivazioni che andavano al di la dell\u2019impegno sociale e civile richiesto dallo Stato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poirino, a quell\u2019epoca, rientrava nella media nazionale; infatti nel 1865 su 6428 abitanti 4270 persone sapevano leggere e 3655 anche scrivere: la scuola elementare femminile dell\u2019Istituto Amaretti nascer\u00e0 l\u2019anno successivo.&nbsp;<br>La struttura della scuola era ancora legata ad una societ\u00e0 prevalentemente contadina e quindi forniva ai pi\u00f9 soltanto le nozioni basilari del leggere, dello scrivere e del far di conto.&nbsp;<br>La legge Gentile del 1923 propose insegnanti pi\u00f9 preparati ma subordinati ideologicamente al Governo, sanc\u00ec l\u2019effettiva separazione tra la classe dirigente e le classi subordinate, creando per queste ultime le scuole complementari e le post-elementari prive di possibili sbocchi scolastici superiori. Queste prevedevano l\u2019insegnamento, accanto alle materie tradizionali, anche della stenografia e della dattilografia; pi\u00f9 tardi questi corsi vennero trasformati in scuole di avviamento al lavoro.&nbsp;<br>Nel 1939 la Carta della Scuola del ministro Bottai prevedeva la divisione della scuola dell\u2019obbligo in due cicli: un biennio di alfabetizzazione e un triennio chiamato scuola del lavoro: scuola rurale in campagna e scuola artigiana in citt\u00e0. Ma queste intenzioni riformistiche rimasero in buona parte inattuate e tutto fu travolto dalla guerra.&nbsp;<br>Le vicende dell\u2019Istituto Amaretti sono, pur nella loro rilevanza prettamente locale, collegate con le complesse realt\u00e0 dei tempi.&nbsp;<br>L\u2019Opera, nata per rispondere ai bisogni di una realt\u00e0 contadina arretrata e secondo uno spirito di promozione delle classi popolari, divenne poi un caso esemplare perch\u00e9 riusc\u00ec a mantenere la propria autonomia e il proprio essere \u201dscuola a sgravio\u201d fino al 1926 in piena epoca fascista, e anche durante tale periodo rimase al di fuori dell\u2019omogeneizzazione culturale imposta dal Regime.&nbsp;<br>Uscita dalla guerra ha contribuito alla diffusione dell\u2019istruzione nel nostro paese, adeguando la propria offerta formativa alle mutate esigenze della societ\u00e0 e mantenendo i valori ideali per cui era stata fondata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1 \/ 6 Istituto (1920) 2 \/ 6 Cortile interno (1920) 3 \/ 6 Aula (1920) 4 \/ 6 Foto di classe (1920) 5 \/ 6 Foto di gruppo (1920) 6 \/ 6 Salone in un&#8217;ora di lavoro (1920) \u276e \u276f L\u2019Istituto Amaretti venne fondato nel 1866 a Poirino.&nbsp;Erano quelli, come anche i cinquanta precedenti, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":82,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"contenuto-in-colonna-centrale","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-202","page","type-page","status-publish","hentry"],"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/202","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=202"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/202\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":550,"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/202\/revisions\/550"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/82"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/istitutoamaretti.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=202"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}